Val di Fassa. Un po’ di noi…
Scegliere una vacanza in Val di Fassa non significa solo sport, relax e bellezze naturali, le Dolomiti, infatti, sono state dichiarate patrimonio dell’UNESCO nel 2009 e fanno parte dei 50 paesaggi più belli d’Europa e dei 201 a livello mondiale.
Una terra ricca di fascino, luogo ideale per praticare sport all’aperto, che conquista con l’ottima gastronomia, la cultura ladina e le tante leggende tipiche di queste montagne.
La Val di Fassa è un’antica conca glaciale che deriva il suo nome dal toponimo Fascia, striscia di campi tra due pendii; un lembo di terreno reso fertile dall’attraversamento del torrente Avisio, che nasce a 2028 m ai piedi della Marmolada e scende per 88 km km verso sud, fino a sfociare nell’Adige a Lavis.
Un tempo la valle era luogo di passaggio per viandanti, pellegrini, commercianti e la popolazione ladina, che la abita da secoli, ha condiviso quel poco che offrivano i campi con i passanti e ha dato accoglienza agli ospiti.
I gruppi che per primi vissero stabilmente nella valle erano di origine retica, erano pastori e agricoltori e organizzarono il territorio in piccoli villaggi.
I Reti, in seguito, si fusero con la popolazione romana che giunse in queste località dopo la conquista del Trentino da parte dell’Impero Romano con la Guerra Retica di Druso e Tiberio nel 15 d.C.
L’incontro della cultura romana e di quella retica diede vita alla lingua ladina e a tradizioni e leggende ancora vive in questo territorio.
Durante l’Alto Medioevo il territorio trentino venne assoggettato ai Longobardi, dando il via a particolari forme di autogoverno, adottate in seguito dalla Comunità di Fassa.
Dal 1050 la Valle fu soggetta al principe vescovo di Bressanone fino al 1803.
I vescovi lasciarono una certa autonomia ai fassani perchè la Valle rappresentava un territorio di confine, che la popolazione locale aveva il compito di difendere, un cuscinetto a salvaguardia delle zone più ricche.
La Comunità di Fassa venne abolita nel 1806 e nel 1819 la valle venne aggregata alla Diocesi di Trento.
Nella seconda metà dell’Ottocento geologi e alpinisti scoprirono i Monti Pallidi, ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale segnò profondamente il territorio: il Museo della Grande Guerra 1914-1918 al Fedaia ne è una testimonianza.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale nel 1946 al Trentino Alto Adige venne riconosciuta un’autonomia speciale soprattutto per la presenza di popolazioni di differenti gruppi linguistici: italiani, tedeschi e ladini.
La salvaguardia della lingua e della cultura fassana avviene in tempi diversi.
Nel 1975 nasce l’Istituto Culturale Ladino di Fassa riconosciuto dalla Provincia di Trento e nel 1977 la creazione del Comprensorio Ladino di Fassa.
Alla minoranza ladina di Fassa vengono riconosciute speciali tutele: linguistica, scolastica, culturale e la rappresentanza di un membro nel Consiglio Provinciale.
La lingua ladina o retoromanzo è frutto dell’incontro di due popoli: i Romani e i Reti (divisi in gruppi ma riconducibili a un’unica entità etnico-culturale di origine etrusca).
L’idioma retico si mischiò al latino volgare veicolato dalle milizie determinando la nascita del Ladino, che si diffuse in una vasta area dal Reno al Danubio, dalle coste triestine al Garda.
Il ladino resistette solo in quelle aree protette, anche da un punto di vista geografico, dalle conquiste più feroci e dagli scambi più frequenti con popolazioni diverse.
La Val di Fassa e le altre comunità ladine dolomitiche costituiscono un’isola linguistica, che dopo varie evoluzioni è stata capace di conservare per quasi duemila anni l’idioma e le tradizioni ladine.
L’Istituto Culturale Ladino ha il compito di valorizzare questa cultura incentivandone le tutele, mediante la raccolta, l’ordinamento e lo studio di quanto si riferisce a storia, economia, lingua, folklore, mitologia e tradizioni locali.
Dispone di una biblioteca specialistica, cineteca, fonoteca, archivio fotografico, archivio storico-documentario e catalogo etnografico consultabili in loco (da lunedì al giovedì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17 e il venerdì dalle 9 alle 12).
La popolazione fassana, temprata da una vita dura e da una natura splendida ma che spesso l’ha messa alla prova è sempre stata orgogliosa della sua lingua e della sua cultura. La consapevolezza delle proprie origini ha contribuito a conservare e custodire tradizioni, usi e costumi che venivano trasmessi prevalentemente oralmente.
Su tutte spicca il Carnascer, il carnevale, dagli accenti ancestrali che lo rendono unico nell’arco alpino con le sue Faceres da ‘l bon e da ‘l burt.

L’aspetto maestoso delle montagne, i fenomeni atmosferici e gli eventi a cui per secoli non è stata data spiegazione scientifica, sono stati trasformati dalle genti locali in mito.
Così boschi, creste, scarpate sono state animate da Vivenes (gentili creature femminili abitanti di boschi e corsi d’acqua), Bregostènes (creature femminili brutte e dispettose), Strie (donne perfide), Salvans (uomini selvatici bifronti), Morchies (nani) e molti altri.
Storie tramandate di generazione in generazione…
Simbolo della Valle è il Pèster de Fascia, il pastore simbolo dell’originaria vocazione alla coltivazione e alla pastorizia.
Nel tempo oltre al lavoro nei campi si sviluppa un certo commercio del legname che consente di acquistare beni che non si producono in zona e gli uomini vendono burro, formaggio, cera e resina alle quattro fiere di Bolzano che durano venti giorni ciascuna.
Nell’Ottocento si assiste al fenomeno dell’emigrazione, alcuni si propongono come suonatori ambulanti e soprattutto come decoratori murari, rivelando una vena artistica molto particolare, che si può osservate a tutt’oggi nelle facciate di certe abitazioni.

Camminando nelle vie dei vari centri storici potrete trovare delle bacheche, che conservano ancora cimeli di uso contadino, oppure qualche Tobià, i vecchi fienili, che venivano usati anche come stalle. Fontane e statue in legno, strade e scorci che vi faranno apprezzare questo territorio per i magnifici paesaggi, le sue tradizioni nascoste e la gastronomia.
Polenta, funghi, canederli, Casoncìe, selvaggina, formaggi e burro di malga, miele e strudel sono solo alcuni dei prodotti tipici di queste terre. Sapori intensi da scoprire in ricette tradizionali o rivisitazioni gourmet e perchè no..? Magari da portare a casa come ricordo, al rientro…




